Marco Lanzafame

Comunicare per immagini è ciò che è sempre stato più vicino alla mia natura. Una di quelle cose con cui ti senti di esserci nato. Ogni tanto mi chiedo come sarebbe andata se avessi ascoltato la pancia anziché la testa. Volevo iscrivermi all’Accademia di Brera per fare pittura ma quel giorno le parole di mio padre furono più forti della mia determinazione – “fai come ti pare ma ricordati che tanti pittori muoiono di fame”. Così cambiai strada e andai in via Paolo Bassi, sempre a Milano, per vendere la mia anima al diavolo, l’advertising. Eravamo alla fine degli anni ’80, quando nelle agenzie di pubblicità girava parecchio denaro e i creativi pubblicitari erano delle star. Uscii dalla NABA col massimo dei voti e una tesi di Illustrazione che venne presentata a Maastricht come lavoro rappresentativo delle Accademie di Belle Arti d’Italia ad una rassegna internazionale del progetto Erasmus.

Da quel momento la mia carriera “ufficiale” è stata quella di Art Director prima, poi Direttore Creativo e oggi consulente Marketing e Comunicazione (vedi Damamedia.it).

 

 

Ma la pittura, l’illustrazione, la calligrafia e tutte le altre forme di comunicazione visiva sono la mia passione profonda, la mia essenza direi. Per questo, ne ho fatto il mio mestiere “parallelo”, perché il mio cervello destro funziona decisamente meglio del sinistro. Mi piace molto lavorare su commissione, perché ho sviluppato un modo ibrido di fare l’artista, e non pochi artwork sembrano forse più dei visual di campagne pubblicitarie che non certamente opere artistiche. Forse anche per questo quando le aziende mi chiedono di arredare le pareti, comincio a elaborare idee che possano trovare quanta più coerenza possibile con il mondo di quell’azienda, della sua attività, dei suoi temi.

Il lavoro d’agenzia mi ha certo abituato ad essere molto versatile, a cambiare stile e ad essere un po’ camaleontico, per poter assumere tante forme a seconda dei temi.

La mia arte visiva è creatività che vuole conciliare soggettivo e oggettivo per dare al committente un’idea partecipata capace di comunicare oltre che piacere.